E psi,famigliare,congenito,...?

Risposta: D.D.T. (dislessia + difficoltà d'apprendimento =trauma cranico)

La dislessia manca di definizione chiara.Oggi è più importante cambiare nostra maniera di vedere le cose.

La nozione di dislessia è una nozione vaga. Qualunque sia la direzione nella quale guardiamo, no riusciamo a trovarne una definizione che sia veramente soddisfacente, in particolare in relazione con l'alumno che ci preoccupa. Questo vago si aggrava dal momento che siamo, come professionali, confrontati con un alumno che mostra una appariscente incapacità di sorpassare un certo ritmo, un certo livello d'apprendimento e anche di comprensione
elementare;senza parlare dei casi estremi, i quali sono rapidamente fuori concorso. Questa manca di definizione diviene rapidamente fastidiosa.

La maggior parte del tempo, accettiamo con sollievo la nozione di "dislessia", perché ci sono degli inversioni evidenti di cifre, di lettere, di scritture a specchio, quindi un approccio terapeutico,cioè la logopedia.Tuttavia, i risultati sono precari: smussiamo gli angoli del problema. Il sollievo persiste ,benché sappia che ciò abbia tutte le probabilità di attenuarsi e anche di sparire dopo di qualche
mese, qualche anno. Di modo naturale, ripieghiamoci sullo"psi" o il"Q.I. no molto alzato" perché di tutta evidenza, l'individuo rimane ermetico alle nostre sollecitazioni e il vero problema di fondo persiste. E se non era psi ,famigliare,congenito?

Delle evidenze cliniche sempre di più precise mostrano che sbagliamoci strada con i concetti convenzionali menzionati più alto. Bisognarà cambiare nostra maniera di vedere le cose. L'avanzata più significativa in questo campo è il concetto della "disorganizzazione neurologica".
Si tratta qui di ricordarsi di uno degli elementi chiave, cioè che un trauma crano-mandibolare, sia sulla "scatola" cranica, può generare un aberrazione di funzione neurologica, la quale è facilmente missa in evidenza da un chiropratico specializzato nel campo. Questa disfunzione neurologica non è in nessun caso in relazione con turbe psicologiche, famigliari o congeniti, benché questi possano essere dei fattori aggravanti o contributanti.

Per illustrare il proposito, prendiamo l'esempio d'un caleidoscopio. La immagine che ci da una certa coerenza, una certa simmetria. Se lo scottiamo, la coerenza sussisterà, ma la simmetria cambiarà. La differenza con il cranio è che, al momento di un
trauma, l'interno di questo perderà la sua coerenza e il sistema nervoso se disorganizzarà.

La risposta terapeutica maggiore, secondo ogni evidenza quindi non sarà nel campo psi, socio-famigliare o genetico. Le costanti cliniche d'ottenimento di risultati mostrano chiaramente che c'è un approccio terapeutico in vena di imponerse e che costituirà la
base della risoluzione di questi problemi, cioè la riequilibrazione neuromeccanica da un chiropratico specializzato in questo campo.
E ciò é una buona notizia!(pero prenderà tempo).





Dr. M. Barras
Chiropratico